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Le valvole termoioniche, simbolo dell'epoca d'oro dell'elettronica, sono del tutto inadatte all'impiego nello spazio. Basti pensare che ogni watt di energia in orbita costa migliaia di dollari, e una singola valvola 6Zh1P consuma un watt e mezzo solo per riscaldare il filamento. Si tratta di un enorme spreco di risorse. Il loro fragile involucro di vetro si danneggia facilmente durante il lancio a causa di vibrazioni fino a 10 g. Un singolo tubo 6N2P può pesare fino a 15 grammi, un fattore critico considerando il costo del carico utile di 20.000 dollari al chilogrammo. Migliaia di questi componenti renderebbero il satellite ingestibile. Inoltre, generano molto calore, richiedendo sistemi di raffreddamento massicci che ne aumentano il peso e la complessità. Al contrario, il transistor moderno, inventato da William Shockley nel 1947, pesa meno di un grammo e consuma microampere senza generare calore eccessivo. Sebbene alcuni credano che le lampade siano più resistenti alle radiazioni, nella maggior parte dei casi si tratta di un mito. I moderni chip in silicio su isolante (SOI) resistenti alle radiazioni le superano sotto ogni aspetto, inclusa la protezione contro i guasti causati dagli ioni pesanti. Ecco perché la sonda spaziale James Webb e le sonde Voyager, lanciate nel 1977, si affidano a semiconduttori compatti e affidabili anziché a tubi a vuoto. Siamo passati da sistemi ingombranti all'era della nanotecnologia!